Riforma Orlando 9: nuova disciplina dei procedimenti speciali

Al comma 4 dell’art. 438 C.p.p. sono stati aggiunti i seguenti periodi: quando l’imputato chiede il giudizio abbreviato immediatamente dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive, il giudice provvede solo dopo che sia decorso il termine non superiore a 60 giorni, eventualmente richiesto al Pubblico Ministero per lo svolgimento di indagini suppletive limitatamente ai temi introdotti dalla difesa.


In sostanza, di fronte alle indagini difensive svolte a favore dell’indagato, il Pubblico Ministero può chiedere al giudice un termine non superiore a 60 giorni per svolgere indagini suppletive finalizzate, sostanzialmente, a cercare di infirmare i contenuti delle indagini difensive: mentre in passato al P.m. non spettava nemmeno l’accesso alla controprova, ora è data al P.m. la possibilità di replicare alle indagini difensive con un’ulteriore attività investigativa debitamente autorizzata dal giudice.


L’innovazione normativa sembra voler dare risposta all’esigenza di coniugare il diritto della difesa all’utilizzazione delle proprie indagini difensive con la salvaguardia processuale della parità delle parti.


A tal fine già la Corte Costituzionale[1] aveva affermato che gli esiti delle investigazioni difensive avrebbero potuto essere utilizzati nel corso del giudizio abbreviato al pari degli atti raccolti dal pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari per poi approfondire nuovamente la questione[2] rilevando che a ciascuna delle parti avrebbe dovuto essere assicurato il diritto di esercitare il contraddittorio nelle prove addotte a sorpresa dalla controparte “in modo da contemperare l’esigenza di celerità con la garanzia dell’effettività del contraddittorio”.


Il nuovo comma 5 bis dell’art. 438 C.p.p. prevede che con la richiesta presentata ai sensi del comma 5 può essere proposta, subordinatamente al suo rigetto, la richiesta di cui al comma 1, oppure quella di applicazione della pena ex art. 444 C.p.p.. Si entra dunque nel campo delle richieste subordinate codificando espressamente dapprima la formulazione del giudizio abbreviato e, subordinatamente, quella del patteggiamento.


Il nuovo comma 6 bis dell’art. 438 C.p.p. così dispone: “La richiesta di giudizio abbreviato proposta nell’udienza preliminare determina la sanatoria delle nullità, sempre che non siano assolute, e la non rilevabilità delle inutilizzabilità, salve quelle derivanti dalla violazione di un divieto probatorio; essa preclude altresì ogni questione sulla competenza per territorio del giudice".


In base alla novella dell’art. 438 C.p.p. è dunque impossibile eccepire nel giudizio abbreviato le nullità a regime intermedio e quelle relative con la conseguenza che l’adesione al rito speciale comporta una rinuncia a far valere i vizi del procedimento e della prova suscettibili di sanatoria[3]. In ogni caso le conseguenze derivanti dalla scelta del rito abbreviato possono riverberarsi solo ed esclusivamente su quei poteri che rientrano nella disponibilità degli interessati, fermo restando il potere ed il dovere del giudice di garantire la legalità del procedimento.


Il nuovo art. 438 si applica anche al giudizio abbreviato innestato nel giudizio direttissimo, nel giudizio immediato, nel procedimento per decreto.


La legge 103/2017 ha tuttavia rafforzato l’entità della riduzione di pena prevista come diminuente derivante dalla scelta del rito abbreviato limitatamente alle contravvenzioni dove è previsto che la riduzione di pena applicata sia aumentata da 1/3 alla metà. Quanto alla fissazione dell’udienza conseguente alla richiesta di giudizio abbreviato, viene meno la previsione dell’ammissibilità della richiesta quale requisito affinchè il giudice fissasse con decreto l’udienza camerale.



[1] C. Cost. sentenza n. 57/2005

[2] C. Cost. sentenza n. 245/2005

[3]Già con sentenza del 21.06.2000, le SS.UU. della Corte di Cassazione nel pronunciarsi sulla questione se fosse consentito all’imputato dedurre, nel corso del giudizio, eccezioni riguardanti la validità e l’utilizzabilità degli elementi di prova acquisiti nel corso delle indagini preliminari, ove non sollevate prima della richiesta di giudizio abbreviato, la Suprema Corte aveva ritenuto che la richiesta di giudizio abbreviato costituisse atto di rinuncia da parte dell’imputato alle garanzie del dibattimento, al contraddittorio nella formazione della prova, consentendo di attribuire agli elementi raccolti nelle indagini preliminari quel valore probatorio del quale essi sono sprovvisti nei casi in cui il giudizio si svolga con le forme del dibattimento ordinario.

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