Riforma Orlando 5: norme più rigide per la domiciliazione presso il difensore d'ufficio

La legge 103/2017 ha aggiunto all’art. 162 C.P.P. il comma 4 bis che prevede, nel caso di domiciliazione presso il difensore d’ufficio, l’obbligo di comunicare all’autorità procedente unitamente alla dichiarazione di elezione, anche l’assenso del difensore domiciliatario, pena l’inefficacia dell’elezione di domicilio.


La finalità dell’innovazione normativa deve essere individuata nell’esigenza di risolvere il problema dell’effettività della conoscenza da parte dell’indagato di un procedimento penale a proprio carico, sulla base della sola elezione di domicilio presso il difensore.


La Corte Costituzionale, con sentenza n. 31/2017, nel decidere in merito alla questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Asti in relazione agli artt. 161 e 163 C.p.p. per contrasto con gli artt. 2 – 3 – 21 – 24 e 111 Cost. ha ritenuto ammissibile la questione in quanto “l’individuazione degli strumenti attraverso i quali consentire al giudice di verificare che l’assenza dell’imputato al processo sia espressione di una consapevole rinuncia a comparire non può essere affidata alla discrezionalità del legislatore, trattandosi di scelte che investono la disciplina degli istituti processuali, nella specie quello della notificazione degli atti introduttivi del giudizio penale”.


Proprio per il fatto che la prassi ha dimostrato come in caso di elezione di domicilio presso il difensore d’ufficio, quasi sempre il difensore viene a conoscenza del procedimento a distanza di diversi mesi, ovvero con la notificazione del primo atto da parte dell’autorità procedente, si è pervenuti alla conclusione che l’elezione presso il difensore d’ufficio non costituisse atto idoneo a provare l’effettiva conoscenza da parte dell’indagato di un procedimento penale a proprio carico: da qui l’esigenza di una novella legislativa che imponesse la formalizzazione dell’assenso del difensore nominato d’ufficio, recependo all’uopo la proposta di riforma dell’Unione delle Camere Penali Italiane che aveva espresso le proprie riserve in relazione all’elezione di domicilio “forzata” ad opera della polizia giudiziaria per indagati o imputati privi di difensore di fiducia.


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