Indennizzo per irragionevole durata del processo (c.d. Legge Pinto): le ultime novità

Con la legge di stabilità per il 2016 sono state introdotte alcune significative novità ai procedimenti previsti dalla legge n. 89 del 2001 che aveva introdotto il diritto a ricevere un indennizzo derivante dall’irragionevole durata dei processi


A) In primo luogo è stata ampliata l'ipotesi di esclusione dell'indennizzo per responsabilità aggravata: il nuovo art. 2 comma 2-quinquies prevede che non è riconosciuto alcun indennizzo: a) in favore della parte che ha agito o resistito in giudizio consapevole della infondatezza originaria o sopravvenuta delle proprie domande o difese, anche fuori dai casi di cui all'art. 96 cpc; la precedente normativa escludeva l'indennizzo soltanto a carico di chi avesse subito una formale condanna per responsabilità aggravata ex art. 96 cpc, mentre il nuovo testo consente alla Corte di Appello adita di valutare discrezionalmente la sussistenza della colpa nell'attività processuale anche a prescindere dalla condanna ex art. 96 cpc.;


B) secondariamente: l'art. 2 comma 2-sexies elenca una serie di ipotesi in cui opera una presunzione legale per cui è "insussistente il pregiudizio da irragionevole durata, salvo prova contraria"; di seguito le varie ipotesi:

  1. dichiarazione di intervenuta prescrizione del reato, limitatamente all'imputato;

  2. contumacia della parte;

  3. estinzione del processo per rinuncia o inattività delle parti ai sensi degli artt. 306 e 307 cpc e dell'art. 84 del processo amministrativo, di cui al d. lgs. 2 luglio 2010 n. 104;

  4. perenzione del ricorso ai sensi degli artt. 81 e 82 del codice del processo amministrativo, di cui al d. lgs. 2 luglio 2010 n. 104;

  5. mancata presentazione della domanda di riunione nel giudizio amministrativo presupposto, in pendenza di giudizi dalla stessa parte introdotti e ricorrendo le condizioni di cui all'art. 70 del codice del processo amministrativo, di cui al d. lgs. 2 luglio 2010 n. 104;

  6. introduzione di domande nuove, connesse con altre già proposte, con ricorso separato, pur ricorrendo i presupposti per i motivi aggiunti di cui all'art. 43 del codice del processo amministrativo, di cui al D. lgs. 2 luglio 2010 n. 104, salvo che il giudice amministrativo disponga la separazione dei processi;

  7. irrisorietà della pretesa o del valore della causa, valutata anche in relazione alle condizioni personali della parte;

  8. insussistenza del danno quando la parte ha conseguito, per effetto della irragionevole durata del processo, vantaggi patrimoniali eguali o maggiori rispetto alla misura dell'indennizzo altrimenti dovuto.

C) Riduzione degli importi: le esigenze di contenimento della spesa pubblica hanno indotto il legislatore, a ridurre in modo generalizzato la misura dell'indennizzo: “Il giudice liquida a titolo di equa riparazione, di regola, una somma di denaro non inferiore a euro 400 (prima erano 500 euro) e non superiore a euro 800 (prima erano 1500 euro) per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo. La somma liquidata può essere incrementata fino al 20 per cento per gli anni successivi al terzo e fino al 40 per cento per gli anni successivi al settimo»; con la previsione che:

  1. La somma può essere diminuita fino al 20 per cento quando le parti del processo presupposto sono più di dieci e fino al 40 per cento quando le parti del processo sono più di cinquanta,

  2. La somma può essere diminuita fino a un terzo in caso di integrale rigetto delle richieste della parte ricorrente nel procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce.

  3. L'indennizzo è riconosciuto una sola volta in caso di riunione di più giudizi presupposti che coinvolgono la stessa parte.

Nel 2012 è inoltre mutata la competenza territoriale della Corte d’Appello avanti alla quale promuovere il procedimento: legge di stabilità 2016 ha sostituito l’art. 3, comma 1, prevedendo che la domanda di equa riparazione debba essere proposta alla “corte d’appello del distretto in cui ha sede il giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto” ed ha contestualmente aggiunto al comma 4 la precisazione secondo cui “Non può essere designato [per la trattazione del procedimento] il giudice del processo presupposto”.


Ottenuto il decreto di riconoscimento dell’indennizzo e notificato il medesimo al Ministero della Giustizia occorrerà al creditore rilasciare un’autocertificazione “attestante la mancata riscossione di somme per il medesimo titolo, l’esercizio di azioni giudiziarie per lo stesso credito, l’ammontare degli importi che l’amministrazione è ancora tenuta a corrispondere, le modalità di riscossione prescelta … [accreditamento su conto corrente intestato al creditore medesimo o, per importi non superiori a 1.000 euro, per cassa o per vaglia cambiario non trasferibile]”, e, dall’altro lato, di trasmettere, all’amministrazione debitrice, della “documentazione”, che verrà precisamente individuata con decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero della Giustizia da emanarsi entro il 30 ottobre 2016 (anteriormente all’adozione dei decreti ricordati, pertanto, deve ritenersi che la disposizione de qua non sia applicabile).

Ai sensi del successivo comma 4, la mancata, incompleta o irregolare trasmissione, vuoi della dichiarazione, vuoi della documentazione, costituisce legittima causa per il mancato pagamento dell’ordine di pagamento entro il termine di 6 mesi dalla ricezione.

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